RECENSIONI STRADE BIANCHE
“Il delicato intimismo delle situazioni private e l’istintiva follia giocosa dei tre compagni di avventura, rendono il romanzo bello e intenso, profumato di sincerità.” Sergio Pent (Tuttolibri) "Raffinato come un film di Tarkovskij." Alcide Pierantozzi (Rolling Stone) “Remmert riesce a calibrare alla perfezione i toni, gli stili, i piani.” Errico Buonanno (Il Riformista) "Un road movie dell’anima." (Flair) “Remmert torna felicemente con un road-trip dei desideri, servito da una scrittura corale e armoniosa come una melodia." Carlotta Vissani" (D La Repubblica) “Un racconto on the road attraverso le "strade bianche" provinciali italiane, che sin dal titolo echeggia le secondarie "strade blu" americane. Ed è come se fossimo all'improvviso in California in una di quelle grandi storie di formazione narrate Oltreoceano dove arrivi in fondo e non sei più lo stesso. Che poi è la funzione di ogni romanzo degno di questo nome." Antonella Fiori (L'Espresso) "Un libro che non si può non amare." Francesco Forlani (Nazione Indiana) “Strade Bianche restituisce al lettore tutti i pregi ammirati nelle precedenti opere di Remmert: la sua fantasia scatenata e felice, il suo talento per i dialoghi, il superbo controllo della trama. In più – un’aggiunta non da poco – il nuovo romanzo s’arricchisce di uno sguardo in cui la sottile malinconia remmertiana, divenuta più matura e sfaccettata, colpisce nel profondo.” Teo Lorini (Blow Up) "Un romanzo di un’intensità assurda.” Gian Paolo Serino (Manstyle) “Il romanzo più bello che abbia letto nell’ultimo anno si chiama Strade bianche e l’ha scritto Enrico Remmert.” Giuliano Pavone (libri consigliati.it) “Un viaggio che diventa subito una sorta di verifica di esistenza.” Giovanni Tesio (Torino Sette) “Un romanzo fresco e malinconico. Oltre che nella gestione della trama, nella tensione narrativa che tiene per le oltre duecento pagine, Remmert è bravissimo anche nel mutare continuamente i registri di scrittura, adattandoli di volta in volta a ciascun componente del trittico.” Luca Beatrice (Il Giornale) “Il libro di Remmert è una ventata d’aria fresca.” Francesca Spadiliero (Wuz) "La scelta di impostare il romanzo come un coro di voci che si esprimono a turno è felice e permette di affezionarsi con forza ai protagonisti.” (Satisfiction) “Il terzo romanzo di Enrico Remmert, Strade bianche, è un colpo di biliardo che mette in buca la narrativa intontita e sbottonata da lustrini e premi.”Alen Loreti (Stilos) “La vera forza di Strade bianche sta nella levità, nell’innocenza di uno sguardo capace di raccontare e mettere in scena il disorientamento generale che affligge il mondo di oggi, con una fermezza e una partecipazione che colpiscono.” Silvio Bernelli (ilprimoamore) “Un’opera piacevolissima che mescola con abilità toni ironici e malinconia, vivacità dei dialoghi e considerazioni profonde sulla vita.” Anna Folli (Gazzetta di Parma) “Remmert ha stile. Esercita un controllo totale sulla propria scrittura portandola ad un livello di asciuttezza pressoché perfetto. Ma non disdegna le impennate improvvise, lasciando spazio a invenzioni linguistiche tutt’altro che convenzionali.” Giovanni Cocco (born to write) “Strade bianche è un bel libro, innovativo nel panorama italiano, un romanzo che trasmette al lettore sensazioni, emozioni e riflessioni profonde.” Giuseppe Petralia (kultvirtualpress) “Remmert si conferma un grande narratore.” (Agoramagazine) “Strade bianche è una frizzante riflessione sul cambiamento, sul tradimento, sulle relazioni.” Gianluca Veltri (Il Mucchio) “Il nuovo romanzo di Remmert è un piatto ricco in cui ficcarsi.” Francesca Fimiani (Extratorino) “Strade bianche è quasi un giro del mondo.” (Imago 2.0) “Lungo le statali di un’Italia invernale, si sviluppa così una vicenda picaresca e dai toni surreali, in cui il viaggio diventa, al tempo stesso, strumento di ricerca e momento di smarrimento.” Martino De Mori (Panorama) “Un romanzo allo stesso tempo picaresco e intimo, con avventure che sanno essere anche surreali, comiche e a tratti poetiche.” Gianni Biondillo (Cooperazione) “Un rocambolesco e visionario viaggio sentimentale a ritroso nell’anima.” Domenico Mungo (Rumore) “È sicuramente il miglior romanzo di Remmert. Non che gli altri non fossero riusciti, è che qui l'autore ha posto l'asticella più in alto sotto tutti gli aspetti: la trama, la caratterizzazione dei personaggi, la scrittura.” Ernesto Aloia (anobii) “La forza del libro consiste in una sorta di sapiente anatomia intima dei personaggi e nella resa psicologica che a essa segue, lungo le strade di un bel paese la cui bellezza solo a tratti lampeggia nelle pagine e verso un Sud che coincide piuttosto con il fondale di tre diverse anime.” Daniele Santero (L’Indice dei libri) “Dopo un lungo periodo di silenzio Enrico Remmert torna felicemente con un romanzo armonioso, corale, intenso, un romanzo che ci spinge al viaggio, al sogno, alla ricerca della giusta traiettoria da percorrere per vivere la nostra vita.” Serena Adesso (scrittoriprecari) “Questo picaresco romanzo mi ha sorpreso di primo acchito. Mi è piaciuto di seconda mandata e una notte ho sognato le parole di Enrico Remmert e l’ho riletto. Non è per nulla scontato. Non plasma le idee, anzi, le fortifica e regala intensi attimi di riflessione postuma.” (fefole6.wordpress.com) “C’è molto paesaggio italiano descritto magnificamente nelle pagine di “Strade bianche”, ma c’è anche molto di tre caratteri completamente diversi tra loro. C’è un perdente che non si sente sconfitto (Vittorio), c’è chi vede vacillare le proprie certezze (Francesca) e c’è chi non ha proprio più nulla da perdere (Manu). Poi c’è un autore che riesce a miscelare il tutto con l’avvincente capacità di far stare anche noi in quella Punto, in viaggio sulle strade bianche.” Stefano Paolo Giussani (orso.it) “Questo di Enrico Remmert è un libro che sembra scritto in stato di grazia, con la lucidità del freddo invernale.” Noemi (Indieriviera) “Strade bianche, questa appassionante fuga in cui si alternano momenti di azione e divertimento ad altri più rarefatti, conferma il talento di Enrico Remmert. La sua abilità nel renderci tre voci diverse e tre diverse esistenze, accomunate dalla necessità di cominciare a vederci chiaro in questo casino che è stata la nostra vita imprigionata in un’eterna adolescenza, la sua ironia, la sua sapiente sveltezza nel tratteggio dei sentimenti, convergono dritte al cuore di un’intera generazione, e non solo.” Angelo Orlando Meloni (Siracusa News) “Carriere fallite, amori da buttare, pomiciate colpevoli, cubiste dotate di doppi pedali, dj incazzosi dal nome improbabile (Ivan Unz, e poi ad lib. direi io), madri in scala 1:1, fanciulle che pregano imbottite di mdma, test di gravidanza che parlano, soavi dobermann dal nome Günther, violoncelli che paventano il freddo, filologia muraria, note funebri, parodie del grande Lebowski, quadri di Keith Haring trafugati, osterie del capitano Achab, salite in retromarcia e chi più ne ha più ne ammetta, di peccati e di vizi: ecco il succo di questo romanzo mobile, fresco, avventuroso.” Marco Rossari “Finalmente l’Italia, quella vera.” (Sugo) Un romanzo alla ricerca di altro che non sia l’ovvio, che utilizza strumenti preziosi per suonare una melodia inedita. (sito OPEN ARS) “Enrico Remmert, al suo terzo romanzo, riesce a raccontare se stesso e il mondo come l'anima che fugge per ritrovarsi in un circolo che tende all'infinito senza mai risolversi. E così, sdoganando quella retorica tanto cara alla metafora viaggio-esistenza, Remmert rivela la dicotomia drammatica tra fato e volontà con una raffinatezza mai scontata e si conferma uno degli scrittori più interessanti e maturi del panorama italiano contemporaneo.” Chiara Todeschini (Milano Cultura)
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